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Paola Stella Minni / Cristina Addis 
canI // HUHUHU  


Qual è il potenziale utopico, oggi, di un corpo fuori-controllo? Cosa fa succedere un sistema di regole implicite e mutevoli, create nella relazione fra corpi leggermente spostati dalla pratica? Che linguaggio produce? Quali forme di invenzione attiva? Quali dinamiche di progettazione di nuove possibilità e nuovi mondi dispone?  
can-I è un esercizio di ri-mappatura di conoscenze e definizioni che non rispondono più ai nostri bisogni. Ci stiamo interrogando su cosa potrebbe un corpo, il nostro corpo, oggi, ora, rispetto al mondo e a come va il mondo. Dal 2009 can-I tenta di dare una forma espressiva a un'esigenza condivisa: aspirare al welfare e al benessere in quanto postura performativa, in quanto estetica anti-gerarchica che promuova la singolarità e il potenziale espressivo dell'individuo.  
HUHUHU è una pratica di trance ready-made, ottenuta dalla semplificazione di una meditazione di Osho visionabile e scaricabile gratuitamente online. canI ha scelto di adottarla come esercizio di indagine sul de-condizionamento, sulla possibilità, il potenziale e gli eventuali effetti di una pratica che allenti o devi leggermente la percezione ordinaria di sé e del mondo.  
Per un tempo stabilito, i partecipanti saltano urlando HUHUHU. L'intuizione di partenza, da sperimentare insieme ai partecipanti, è che l'esercizio nella durata possa innescare, o quanto meno creare le condizioni per un meccanismo compositivo collettivo auto-regolantesi, fondato su regole non pre-stabilite, che si affermano e modulano durante la pratica. 
Lo sfinimento fisico sposta il focus dell'azione collettiva sulla materialità fisiologica, sui ritmi irriflessi, non rappresentativi, del movimento. La reiterazione, vocale e motoria, instaura un tratto comune al gruppo, diviene il gene non ereditario distintivo di una formazione a metà strada fra la specie animale e l'etnia umana. 
A livello strettamente fisico, l'esperimento consiste nel sottoporre il corpo a un principio di economia, al fine di individuare strategie di riposo in azione, allentare l'anticipazione e il controllo sull'insieme a favore di soluzioni locali, patteggiate in progress. A livello compositivo, si cerca un piano di negoziazione non prestabilito, di natura ritmica, patteggiato in atto. 
L'esperimento, della durata di 9 ore e 30 è aperto a tutti gli interessati ad attraversare il confine della stanchezza e dello sforzo, o a sfruttare l'automatismo per individuare strategie per resistere riposandosi. 
Gli ultimi 60 minuti di lavoro sono aperti al pubblico: non si tratta dunque di uno spettacolo né propriamente di una performance, ma un momento di condivisione degli effetti espressivi e compositivi della pratica.


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